BARRIO UGO PULCINI – BARRANQUERAS, ARGENTINA

La storia vera di una bambina, di un sogno e di un amore che ha attraversato l'oceano.

Ci sono storie che il tempo non cancella.

Storie che nascono dal dolore, incontrano la generosità e finiscono per trasformarsi in qualcosa di straordinario.

Oggi voglio raccontarvene una che appartiene alla parte più profonda della mia vita.

Tutto cominciò dal desiderio di una bambina di appena otto anni.

Si chiamava Sara. Viveva a Pesaro ed era affetta da una malattia inguaribile.

Nonostante la sofferenza, trovò la forza di chiedere ai suoi genitori, Anice e Angelo Matteucci, di fare qualcosa per i bambini poveri.

Pensate: una bambina che avrebbe avuto ogni ragione per chiedere qualcosa per sé, e che invece pensava agli altri.

Forse è proprio questo il significato più autentico della generosità: avere poco tempo davanti a sé, ma desiderare di regalare un futuro agli altri.

I suoi genitori raccolsero quel desiderio come si custodisce un tesoro.

Contattarono un vecchio amico di Perugia, Alessandro Priorelli, con il quale avevano condiviso gli anni della scuola media presso il collegio di Villa San Biagio, a Fano, gestito dall'Opera di Don Orione.

In quel collegio c'ero anch'io.

Eravamo ragazzi di famiglie senza grandi possibilità economiche. L'Opera di Don Orione ci aveva dato ciò che allora rappresentava una grande ricchezza: la possibilità di studiare, di crescere e di costruirci un futuro.

Non avevamo denaro, ma avevamo ricevuto un'opportunità.

E, soprattutto, un insegnamento che non avremmo mai dimenticato.

Molti anni dopo, Alessandro mi telefonò e mi raccontò il desiderio di Sara.

Fu così che decidemmo di provare a trasformare quel sogno in realtà.

Pensammo a Barranqueras, in Argentina, dove tante famiglie vivevano in condizioni di grande povertà.

Volevamo costruire qualcosa che non fosse soltanto un aiuto temporaneo, ma una possibilità concreta di vita, dignità e speranza.

Un villaggio. Delle case. Un futuro per i bambini.

Non disponevamo di grandi capitali.

Ma avevamo amici straordinari.

Con la mia associazione “Un cuore per tutti… tutti per un cuore” organizzammo i grandi Galà della Solidarietà.

A presentarli gratuitamente fu il mio carissimo e indimenticabile amico Fabrizio Frizzi.

La direzione artistica fu affidata a un altro amico fraterno, Little Tony, che mise a disposizione il suo talento, le sue amicizie e la sua immensa generosità, insieme a tanti altri negli anni: Manuela Villa, Sergio Cammariere, Emanuela Aureli, Enrico Musiani, Olen Cesari, Orietta Berti, Edoardo Vianello, Albano, Renzo Arbore, Loretta Goggi e tanti altri, che ringrazio. 

Fabrizio e Tony in particolare: due grandi artisti, ma soprattutto due uomini capaci di mettere la propria popolarità al servizio di chi non aveva voce.

Grazie a loro e a tantissime persone generose, quel sogno cominciò a prendere forma.

Una casa dopo l'altra.

Un sorriso dopo l'altro.

Una speranza dopo l'altra.

Poi arrivò una sorpresa che mi commosse profondamente.

Furono proprio i promotori dell'iniziativa a decidere di dedicare quel villaggio a mio padre.

UGO PULCINI.

Nacque così il BARRIO UGO PULCINI, destinato ad accogliere e aiutare circa un centinaio di bambini poveri e le loro famiglie.

Ancora oggi, pronunciare quel nome mi emoziona.

Mio padre non era stato un uomo ricco. Era stato però un uomo capace di trasmettermi valori che nessuna ricchezza avrebbe potuto comprare.

Vedere il suo nome scritto su un villaggio dall'altra parte dell'oceano fu per me una delle emozioni più grandi della vita.

Ma c'è un particolare che rende questa storia ancora più speciale.

All'inaugurazione del villaggio, durante il taglio del nastro, risuonò una canzone: “Lauretta mia”, di Enrico Musiani.

Per molti poteva essere soltanto una bella melodia.

Per me era molto di più.

Era una delle canzoni preferite di mio padre, che l'aveva voluta dedicare simbolicamente a mia sorella Irene in occasione del suo matrimonio.

Enrico Musiani, che per anni era stato uno degli idoli musicali di papà, era poi diventato un mio grande amico, partecipando anche ai nostri Galà della Solidarietà.

Così, proprio in Argentina, quella canzone riunì idealmente persone, ricordi e affetti lontani.

C'era mio padre, nel nome del villaggio.

C'era mia sorella Irene, nel ricordo di quella melodia.

C'era Enrico, con la sua voce.

E davanti a noi c'erano quei bambini, che rappresentavano il futuro.

Una sola canzone aveva attraversato una famiglia, un'amicizia, una vita e un oceano.

E la storia non finisce qui.

Negli anni ebbi occasione di conoscere personalmente Papa Francesco.

Quando era ancora cardinale, Jorge Mario Bergoglio aveva celebrato la Messa proprio nel nostro Barrio, a Barranqueras.

Conosceva dunque quella realtà e l'impegno della nostra associazione.

Ricordo anche un successivo incontro in Vaticano, quando arrivai a Santa Marta con la mia Ferrari storica, la 250 GT Cabriolet del 1961, che chiamo affettuosamente la mia Regina.

Avrei voluto organizzare un raduno di Ferrari in piazza San Pietro, come avevamo fatto anni prima in onore di San Giovanni Paolo II insieme a Little Tony.

Papa Francesco, con la sua sensibilità e la sua attenzione alla semplicità, mi fece comprendere quanto fosse importante evitare qualsiasi forma di ostentazione.

Fu una lezione di sobrietà che non ho dimenticato.

Da quella riflessione nacque anche un'altra iniziativa della nostra associazione: “Insieme a Francesco, campioni di pace”, con un convegno internazionale di medicina dello sport e una partita del cuore, il cui ricavato destinammo alle opere di carità del Papa.

Perché una passione, anche quella per le automobili più belle del mondo, acquista un valore diverso quando diventa uno strumento di solidarietà.

Ma torniamo in Argentina.

C'è un'altra coincidenza che considero particolarmente significativa.

Noi, che da ragazzi eravamo stati aiutati dall'Opera di Don Orione, avevamo contribuito a costruire un villaggio che oggi continua a vivere sotto la guida degli stessi Orionini.

Da ragazzi avevamo ricevuto una mano. Da adulti abbiamo cercato di tenderla ad altri.

Come se la Provvidenza avesse voluto chiudere un cerchio.

O forse aprirne uno ancora più grande.

Oggi il nostro riferimento a Barranqueras è il parroco Don Santiago Solavaggione, attraverso il quale continuiamo a far arrivare, con la nostra associazione, un piccolo ma costante sostegno.

Perché la solidarietà non può esaurirsi con una cerimonia, un'inaugurazione o una fotografia ricordo.

La solidarietà autentica non si limita a tagliare nastri. Costruisce legami che resistono al tempo.

Oggi, rivedendo queste immagini, mi tornano davanti agli occhi tanti volti.

Quelli dei bambini argentini.

Quello di mio padre.

Il sorriso di Fabrizio Frizzi.

La voce di Little Tony che mi chiamava sempre dicendo: «Ivo, sono Tony…».

I miei compagni del collegio di Fano.

I sacerdoti di Don Orione.

E quella musica, “Lauretta mia”, che ancora oggi mi riporta all'emozione dell'inaugurazione.

Ma soprattutto, quando penso al Barrio Ugo Pulcini, il mio pensiero torna a lei.

A Sara.

A quella bambina di otto anni che, pur affrontando una prova terribile, seppe guardare oltre la propria sofferenza.

Sara non costruì materialmente quelle case e una è dedicata proprio lei.

Non raccolse i fondi.

Non organizzò i Galà.

Non tagliò il nastro.

Eppure fu lei a posare la prima pietra di quel villaggio.

La posò con il cuore.

E forse è proprio questa la lezione più grande che ci lascia.

Non occorre essere ricchi per donare.

Non occorre essere potenti per cambiare qualcosa.

A volte basta un desiderio puro, capace di incontrare persone disposte a trasformarlo in realtà.

A Sara, ai suoi genitori Anice e Angelo, ad Alessandro Priorelli, a Fabrizio Frizzi, a Little Tony, a Enrico Musiani, ai sacerdoti Orionini e a tutte le persone che ci hanno accompagnato in questa avventura va la mia gratitudine più profonda.

E naturalmente a mio padre Ugo, il cui nome continua a vivere in quelle case e nei sorrisi di quei bambini.

Vorrei concludere con un pensiero.

Nella vita possiamo costruire tante cose.

Una carriera, una casa, un patrimonio, una collezione, perfino un sogno inseguito per venticinque anni.

Ma ciò che davvero rimane di noi non è quello che abbiamo posseduto.

È il bene che siamo riusciti a lasciare.

Sara aveva soltanto otto anni.

Eppure il suo cuore era già grande come un villaggio.

Un villaggio che ancora oggi porta il nome di mio padre.

Ma che, nel suo significato più profondo, porterà per sempre anche il nome di Sara.

Perché una vita può essere breve. Ma l'amore che lascia può abitare per sempre nel cuore degli altri. ❤️

Con affetto, emozione e riconoscenza,

Ivo Pulcini

Presidente e fondatore
“Un cuore per tutti… tutti per un cuore”

🌐 www.uncuorepertutti.com

 

 

Gran Galà della Solidarietà 

* XXIII edizione*


 Come da tradizione, l'ETS “Un cuore per tutti…tutti per un cuore”,  organizza il 

“Gran Galà della Solidarietà”, giunto alla sua XXIII edizione. 

 

SAVE THE DATE
07 Marzo 2026 ore 19.00

XXII Gran Gala’ della Solidarietà, per i bambini cardiopatici e le emergenze cardiologiche, si terrà presso il TH Carpegna Palace
Via Aurelia 481.

Alla serata parteciperanno numerosi ospiti.

Info e prenotazioni: +393519709367

 

 

 Ricordi delle precedenti edizioni:

 

Gran Galà della Solidarietà 

* XXII edizione*


 Come da tradizione, l'ETS “Un cuore per tutti…tutti per un cuore”,  abbiamo organizzato il 

“Gran Galà della Solidarietà”, giunto alla sua XXII edizione. 

 Alcuni momenti:

 

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 

“Pubblico con grande soddisfazione il video con il quale condividiamo lo straordinario progetto di formazione Blsd adulto, pediatrico e lattante con rilascio di certificazione internazionale American Heart Association (AHA) rivolto agli studenti del corso di laurea in scienze e tecniche dello sport all’interno della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Tor vergata di Roma .
In presenza del Magnifico Rettore , del Preside della facoltà di medicina, del Presidente del corso di laurea abbiamo inaugurato una due giorni all’insegna delle nuove linee guida internazionali, delle nuove tecnologie che non solo consentono di proteggere il valore della vita, ma che saranno utilizzate anche all’interno del Giubileo per proteggere milioni di pellegrini a Roma, Roma Capitale e non solo.
Un progetto che lancia un segnale forte: la nostra società, il mondo dello sport attraverso i nuovi professionisti che vengono forgiati dalle università, si meritano non solo il meglio, ma di essere formati con tecnologie al passo con i tempi ed in maniera professionale.
Al termine del corso tutti hanno ricevuto il doppio certificato, sia quello internazionale (AHA) che quello del 118

 

Guarda il video

ivo pulcini una testimonianza inaspettata


Prof. Ivo Pulcini

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